È opportuno ritornare con la memoria e con il cuore, periodicamente, al giorno della nostra consacrazione, nel quale, pur non comprendendone appieno le implicanze, abbiamo dato un nuovo corso alla nostra vita. In particolare, per una fedele interpretazione del pensiero di San Massimiliano, riprendiamo la formula come lui la volle ai primordi della M.I. e la sua spiegazione, presente in un manoscritto (cfr. SK 1331) dell’agosto del 1940, un anno prima di donare la sua vita ad Auschwitz. Dopo avere riportato il testo per esteso il nostro santo consta la suddivisione in 3 parti:
1) un'invocazione,
2) una domanda affinché Ella ci voglia accettare in proprietà,
3) una domanda affinché Ella voglia servirsi di noi per conquistare altre anime a Sé.
Partiamo dalla seconda parte.
“Mi prostro ai Tuoi piedi supplicandoTi umilmente di volermi accettare tutto e completamente come cosa e proprietà Tua”. Con queste parole noi preghiamo, supplichiamo l'Immacolata di volerci accogliere e ci offriamo a Lei completamente e sotto ogni aspetto quali Suoi figli, Suoi schiavi d'amore, Suoi servi, Suoi istrumenti, sotto ogni aspetto, sotto ogni denominazione che qualsiasi persona in qualunque tempo potrebbe ancora formulare. E tutto questo come cosa e proprietà a Sua completa disposizione, perché Ella si serva di noi e ci sfrutti fino alla nostra completa consumazione.
“E di fare ciò che Ti piace di me e di tutte le facoltà dell'anima mia e del mio corpo, di tutta la mia vita, morte ed eternità”. A questo punto noi consegniamo a Lei tutto il nostro essere, tutte le facoltà dell'anima, vale a dire l'intelletto, la memoria e la volontà, tutte le facoltà del corpo, cioè tutti i sensi e ciascuno singolarmente, le forze, la salute o l'infermità; consegniamo a Lei l'intera nostra vita con tutte le sue vicende piacevoli, tristi o indifferenti. Consegniamo a Lei la nostra morte, in qualsiasi momento, luogo e modo essa ci capiterà. Le consegniamo perfino tutta la nostra eternità. … Non è una corsa all’accaparramento di bonus, facilitazioni, guarigioni e beni di consumo, ma una donazione assoluta, illimitata di tutto il nostro essere, naturale e sovrannaturale, terreno ed eterno, e di tutto il nostro avere. Chi prende simili impegni lo fa con assoluta fiducia verso la nostra celeste Interlocutrice, sapendo che Lei sa disporre di noi meglio di noi stessi; lo fa senza riserve mentali, senza pensare “mi do a Te, ma questo lo riservo per me”. Tale atteggiamento del cuore serve per un duro confronto con ciò che è nemico, per una milizia¸ e nella terza parte ciò diventa più evidente.
“Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso senza alcuna riserva, per compiere ciò che è stato detto di Te: "Ella ti schiaccerà il capo" [Gen 3, 15],come pure: "Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero" [ufficio della B.V. Maria]”. Nelle statue e nei quadri dell'Immacolata vediamo sempre ai Suoi piedi un serpente che avvolge il globo terrestre tra le sue spire e al quale Ella, con il piede, schiaccia il capo. Egli, satana, macchiato di peccato, si sforza di insozzare con esso tutte le anime sulla terra, odia Colei che è stata sempre incontaminata. Pone insidie al calcagno di Lei nei Suoi figli, ma nella lotta con Lei Ella gli schiaccia sempre il capo in ogni anima che a Lei ricorre. La preghiamo di volersi servire anche di noi, se vuole, come di uno strumento per schiacciare nelle anime infelici l'orgogliosa cervice del serpente. Continuando il versetto già riportato, la sacra Scrittura aggiunge: “E tu porrai insidie al suo calcagno”, e, in effetti, lo spirito del male insidia in modo particolare coloro che si consacrano all'Immacolata, poiché vuole offenderla almeno in essi. Tuttavia i suoi tentativi contro le anime sinceramente consacrate finiscono sempre in una sconfitta ancor più ignominiosa;… In questo tratto dell'atto di consacrazione noi La supplichiamo di volersi servire di noi per distruggere tutto il corpo del serpente, vale a dire le più diverse eresie che tengono avvinto il mondo.
Il consacrato è a disposizione dell’Immacolata; autentico calcagno di Maria è il più esposto all’attacco del serpente, ma nel contempo tocca a lui l’onere e l’onore di schiacciarne la testa.
“Affinché nelle Tue mani immacolate e misericordiosissime io divenga uno strumento utile per innestare e incrementare il più fortemente possibile la Tua gloria in tante anime smarrite e indifferenti”. … Noi desideriamo “innestare e incrementare il più fortemente possibile la gloria dell'Immacolata in queste anime e La supplichiamo di renderci strumenti utili nelle Sue mani immacolate e misericordiosissime, di non permetterci di opporci a Lei; di costringerci pure con la forza, qualora non volessimo obbedirLe.
“Per estendere, in tal modo, quanto più è possibile il benedetto Regno del sacratissimo Cuore di Gesù”. … Innestare e incrementare la gloria dell'Immacolata, conquistare anime a Lei, vuol dire conquistare anime alla Madre di Gesù, la quale introduce in esse il Regno di Gesù.
“Dove Tu entri, infatti, ottieni la grazia della conversione e della santificazione, poiché ogni grazia scorre, attraverso le Tue mani, dal Cuore dolcissimo di Gesù fino a noi”. L'Immacolata è la “onnipotenza supplice”. Ogni conversione e ogni santificazione è opera della grazia, ed Ella è Mediatrice di tutte le grazie. …
“Concedimi di lodarTi, o Vergine santissima; dammi forza contro i Tuoi nemici”.Narra una tradizione che il francescano Duns Scoto, mentre si stava recando alla disputa durante la quale doveva difendere, nell'università della Sorbona, a Parigi, il privilegio dell'Immacolata Concezione, passò accanto ad una statua della Madre Santissima e Le rivolse la predetta invocazione. La Madre Santissima piegò il capo in segno di approvazione. Nella prima parte di questa preghiera, Duns Scoto si rivolge con umiltà alla Madre di Dio e Le chiede la grazia di poterLa lodare, poiché riconosce di essere grandemente indegno di un'opera così sublime, qual è la glorificazione della Madre Santissima. Riconosce, altresì, che tale grazia dipende da Lei e che è sufficiente che Ella gliela conceda, perché il successo possa coronare i suoi sforzi. La seconda parte è forte, risoluta, coraggiosa. Egli chiede la forza per sconfiggere il serpente, per essere uno strumento nella mano di Lei. Ma chi è il nemico di Lei? È tutto ciò che è macchiato di peccato, ciò che non conduce a Dio, ciò che non è amore; è tutto ciò che proviene dal serpente infernale, il quale è menzogna, e da lui solo: tutti i nostri difetti, quindi, tutte le nostre colpe. La preghiamo di darci forza contro di essi. Soltanto per questo, infatti, vi sono tutte le devozioni, per questo vi è la preghiera, per questo vi sono i santi sacramenti, vale a dire per ottenere la forza di superare tutti gli ostacoli frappongono nel nostro cammino verso Dio, in un amore sempre più ardente, nel divenire simili a Dio, nell'unirsi con Dio stesso ….
I palati raffinati troveranno questi concetti e questo linguaggio “ violenti”. Ma è la violenza dell’amore che esplode con la forza di un vulcano; la stessa di san Francesco, la stessa di Gesù; quella fatta a se stessi e al Sacro Cuore; quella che conquista il regno dei cieli (Mt 11,12). Viviamola con umiltà e amore e prepariamo così il trionfo del Cuore Immacolato di Maria; non soltanto devoti, bensì Cavalieri.
